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Progetto Fin de Siècle

A proposito di arti visive e performative

La Sfinge nel Simbolismo [Galleria]

Dopo le gallerie sulla Sfinge nella fotografia vintage e nella pittura realista ottocentesca e primo-novecentesca, ecco come viene trattato lo stesso soggetto nell’arte simbolista:

Elihu Vedder - Listening to the Sphinx (1863)

Elihu Vedder – Listening to the Sphinx (1863)

Elihu Vedder - The Questioner of the Sphinx (1863)

Elihu Vedder – The Questioner of the Sphinx (1863)

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Biennale 2015 – Diario di viaggio (Giardini)

All the World’s Futures è ormai giunta nella sua settimana conclusiva, e con questo articolo concludiamo anche la guida alla Biennale di Enwezor. Mancano all’appello solamente le partecipazioni nazionali, tradizionalmente allestite nei padiglioni dei Giardini.

Ecco le esposizioni migliori e quello che non dovete perdervi:

La pittura figurativa del PADIGLIONE CENTRALE

Victor Man

Victor Man

Dopo anni di timide aperture soffocate in una generale diffidenza, finalmente anche la Biennale inizia a prendere atto del fatto che la pittura figurativa ha percorso una propria strada, nutrendosi da fonti diverse ed evolvendo di conseguenza in più direzioni. Si tratta di un argomento che non riguarda un padiglione circoscritto, e andrebbe analizzato anche al di fuori delle esposizioni dei Giardini, però effettivamente è qui che si percepisce finalmente un’apertura alle ricerche figurative condotte negli ultimi decenni, con risultati a volte sorprendenti.
Nel Padiglione Centrale colpiscono i quadri realizzati nella seconda metà degli anni Novanta da Tetsuya Ishida, pittore giapponese morto tragicamente a soli trentun anni. Il surrealismo post-moderno di Ishida si serve di un’iconografia cyber-punk che fa emergere tutta la disumanizzazione della società giapponese, macchina informatizzata in cui l’individuo è ridotto a componente interscambiabile. Continue reading

La Sfinge di Giza nell’arte ottocentesca [Galleria]

Dopo la galleria sulla Sfinge di Giza nella fotografia vintage, ecco come viene rappresentato il medesimo soggetto nella pittura ottocentesca e primo-novecentesca:

 

Luigi Mayer - Head of the Colossal Sphinx (1801)

Luigi Mayer – Head of the Colossal Sphinx (1801)

Description de l'Egypte - The Great Sphinx of Giza (1823)

Description de l’Egypte – The Great Sphinx of Giza (1823)

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La Sfinge di Giza nella fotografia vintage [Galleria]

Sfinge di Giza: imponente statua monilitica situata nella necropoli egiziana di Giza, a sud-est della Grande Piramide. Costruita durante la IV Dinastia dell’Antico Regno, probabilmente al tempo del faraone Chefren (attorno al 2500 a.c.), è ricavata da un’unica formazione rocciosa. A differenza delle statue di sfingi costruire successivamente, non fa parte di una coppia, ma comunque ha la medesima funzione di protezione dell’edificio funerario davanti al quale è posta.

La sfinge di Giza è la più celebre rappresentazione del mostro mitologico secondo l’iconografia egizia, che la vuole con un corpo leonino (o canino) e una testa umana (spesso quella del faraone la cui tomba deve proteggere).

Le prime foto mai realizzate della Sfinge di Giza sono ritenute quelle dello scrittore e fotografo francese Maxime Du Champ, che nel 1849 visitò l’Egitto con l’amico Gustave Flaubert. Entrambi avevano appena abbandonato il college decidendo di partire a fotografare i grandi monumenti dell’Oriente. Al loro ritorno in Francia nel 1852 le foto vennero stampate e pubblicate nell’album “Egypte, Nubie, Palestine, Syrie”, considerato uno dei primissimi esempi di reportage fotografico di viaggio.

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Frankenstein di James Searle Dawley è il primo adattamento cinematografico del celebre romanzo di Mary Shelley, prodotto dagli Edison Studios e da molti attribuito al proprietario stesso della compagnia, Thomas Edison.

Il film consiste in un cortometraggio di sedici minuti, girato in tre giorni negli studi della Edison a New York.

Rilasciato per la prima volta nel 1910, per decenni è stato creduto perduto, fino a quanto, negli anni Cinquanta, il collezionista americano Alois Dettlaff ne ha acquistato una copia senza rendersi conto della rarità. Nella metà degli anni Settanta l’esistenza di questa copia è finalmente divenuta di dominio pubblico, e si è proceduto ad un passaggio su 35 mm verso la fine del decennio. Nel 2010, in occasione del centenario della prima pubblicazione, BearManor Media ha rilasciato in DVD un’edizione restaurata del corto, allegata al libro di Frederick C. Wiebel Jr “Edison’s Frankenstein”.

Recentemente è stato reso disponibile online un remaster digitale del corto, con accompagnamento sonoro di Jeff Cooper e orchestrazioni di Richard Band.

Essendo stato rilasciato prima del 1922, il film è di pubblico dominio.

La locandina originale del film, con Charles Ogle nei panni del mostro

La locandina originale del film, con Charles Ogle nei panni del mostro

 

Biennale 2015 – Diario di viaggio (Arsenale)

Dopo un antipasto a base di partecipazioni nazionali ed eventi collaterali, entriamo nel vivo della Biennale scoprendo cosa offre questa edizione nel lungo e complesso percorso espositivo allestito negli spazi dell’Arsenale.

L’introduzione del curatore Okwui Enwezor illustra i criteri secondo cui è stata strutturata l’imponente esposizione:

All the World’s Futures anziché essere un tema generale che raccoglie e incapsula forme e pratiche diverse in un unico campo visivo, è formato da uno strato di filtri sovrapposti, ovvero: Vitalità: sulla durata epica, Il giardino del disordine e Il Capitale: una lettura dal vivo. Questi filtri rappresentano una costellazione di parametri che verranno trattati, per immaginare e realizzare una diversità di pratiche. Nel 2015 la 56. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia utilizzerà la traiettoria storica della Biennale stessa, quella che ho tracciato fino a questo momento, come filtro attraverso il quale esaminare accuratamente il corpo storico latente dell’evento. Obiettivo di questi tre filtri è descrivere l’attuale stato delle cose e l’apparenza delle cose. Con ciasciun filtro sovrapposto all’altro, la 56. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, si immergerà nella realtà globale contemporanea, una realtà che si reallinea, si adegua, si ricalibra, si muove e cambia forma in continuazione. Ospiterà un Parlamento delle forme con un’orchestrazione e uno svolgimento che avranno un respiro ampiamente globale. Al cuore del progetto, il concetto di esposizione come palcoscenico sul quale esplorare i progetti storici e contro-storici. Saranno quei progetti, quelle opere e quelle voci a occupare gli spazi della Biennale e a pre-occupare il tempo e il pensiero del pubblico.

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Incubus e paralisi notturna [Galleria]

Incubus: demone dalle sembianze maschili che, fin dall’antichità, viene associato al fenomeno degli incubi e delle paralisi notturne.

La più tipica rappresentazione del demone lo vede seduto su una figura riversa e nuda, il più delle volte femminile, a suggerire una connotazione erotico-sessuale della possessione. Fin dal Medioevo le leggende folkloristiche volevano l’Incubus giacere con le donne che perseguitava, e talvolta concepire dei figli con esse. Una delle più famose leggende in tal senso riguarda Merlino, figura fondamentale del ciclo bretone, che si diceva appunto nato dal rapporto tra una donna e un demone notturno.

Incubus - Conception Merlin

Lancelot en prose – Conception of Merlin (XV Secolo)

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Biennale 2015 – Diario di viaggio (prima parte)

Il 2015 è l’anno di Okwui Enwezor e della sua  All the World’s Futures, la 56. edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia.

Un titolo dal retrogusto enciclopedico che, dopo la dichiaratamente enciclopedica edizione del 2013 curata da Massimiliano Gioni, sembra quasi suggerire come la natura stessa della Biennale veneziana sia inevitabilmente protesa verso un tentativo di catalogazione universale dell’arte contemporanea, per forza di cose frammentato ed articolato a dismisura, ben oltre la soglia di attenzione dello spettatore comune.

L’idea di una rassegna di arte che per sei mesi prende possesso della città-museo per eccellenza e germoglia in spazi pregni di storia, ma altrimenti inaccessibili al pubblico, rende comunque questa esperienza irrinunciabile, pur nell’impossibilità di sperimentarla in toto.

Anzi, forse è proprio questo il fattore che rende ogni edizione della Biennale un’avventura così unica. Una sorta di spedizione, con tanto di mappa per orientarsi nel dedalo delle calli e zaino nel quale raccogliere preziosi reperti informativi, alla scoperta di antichi palazzi veneziani popolati di fantasmi del passato e visioni del presente o – nelle intenzioni del curatore Enwezor – del futuro.

Per tali motivi, più che mettere nero su bianco un giudizio tranchant, vorrei illustrare quanto di interessante offre questa Biennale seguendo il filo della mia personale spedizione.

Per ovvi motivi di tempo si tratterà di un viaggio in più puntate…

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Mostra: Cagnaccio di San Pietro

Mentre il Museo Correr ospita la retrospettiva sulla Neue Sachlichkeit, la Fondazione Musei Civici di Venezia ha deciso di omaggiare, alla Galleria Internazionale di Arte Moderna di Ca’ Pesaro, uno dei più importanti esponenti della pittura veneta tra le due guerre: Natale Scarpa, noto con lo pseudonimo di Cagnaccio di San Pietro.

Autoritratto (1938)

Autoritratto (1938)

La collezione del museo conserva alcune opere del pittore veneziano, alcuni lavori della fase futurista e il noto Autoritratto del 1938, esposto nella sala degli anni Trenta a fianco dell’ancora più celebre Donna al caffè di Antonio Donghi. Il confronto tra le due opere offre interessanti spunti di riflessione sull’evoluzione dei cosiddetti “realisti magici” nell’Italia del rappel a l’ordre, ma non assolve il difficile compito di raccontare l’importanza di questa tendenza nella pittura veneta del primo dopoguerra, lacuna che colma parzialmente la mostra. Continue reading

Léon Spilliaert: 1910 – 1919

Come visto nel precedente post, la maturazione di Spilliaert avviene all’interno del contesto simbolista, con il giovane pittore impegnato a modernizzare l’eredità della cultura fin-de-siècle contaminandola con i primi elementi formali della nascente corrente belga dell’Espressionismo.

Questo avvicinamento avviene ovviamente in maniera graduale e sempre nell’ottica di un’evoluzione personale, seguendo parallelamente due direzioni complementari: un processo di sintesi geometrica dell’immagine e l’uso di un più ampio spettro cromatico.

La maturità: tra Espressionismo ed intimismo familiare

Giovane sullo sgabello (1909)

Giovane sullo sgabello (1909)

L’uso di colori vivi e brillanti non era un fatto completamente nuovo per Spilliaert: fin dagli esordi egli era solito isolare elementi particolari della composizione attraverso un contrasto cromatico netto, che dava a questi elementi un valore simbolico o ne suggeriva sottintesi di natura animista.

In alcune opere del 1910 si può osservare un uso più moderno del colore, che inizia ad essere sperimentato come elemento formale a se stante, spesso come accentuazione dei contrasti geometrici che caratterizzano questo periodo. Continue reading

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